7 novembre 2026 · Imprese
Le imprese vendono di più, ma anche perché i prezzi salgono
Il sondaggio annuale della Banca d'Italia su industria e servizi registra il fatturato più dinamico dal 2022. L'energia però erode i margini, il credito non migliora più e l'edilizia rallenta.
Le vendite delle imprese italiane corrono come non accadeva dal 2022, ma una parte della crescita è inflazione. È la sintesi del Sondaggio congiunturale sulle imprese industriali e dei servizi pubblicato il 6 novembre dalla Banca d'Italia, condotto dalle Filiali dell'istituto tra il 14 settembre e l'8 ottobre su aziende con almeno 20 addetti, 10 nelle costruzioni.12
Nei primi nove mesi dell'anno il saldo tra le imprese che hanno visto crescere il fatturato nominale e quelle che lo hanno visto calare è salito a 26 punti percentuali, da 18 nella rilevazione precedente; la Banca d'Italia lo collega anche alla più accentuata dinamica dei listini. I servizi restano il comparto più forte, con 34 punti. La manifattura è tornata in positivo, a 11 punti da meno 4, grazie a chimica e metalmeccanica, mentre il tessile è l'unico settore ancora in rosso (meno 8). Migliorano anche le vendite all'estero, con un saldo di 12 punti da 2.2
Il punto debole è l'energia. Il rincaro degli input energetici ha fatto salire i costi di acquisto e ridotto i margini di profitto; nel settore energetico le attese sulle vendite all'estero sono crollate a un saldo di meno 22 punti, da meno 1. Nel complesso, però, le prospettive restano buone: per i prossimi sei mesi il 38% delle imprese si attende un fatturato in crescita e il 13% in calo, e l'81,4% prevede di chiudere l'esercizio in utile (quote ponderate per numero di addetti).12
Sul credito il quadro è di stallo. Per due terzi delle imprese la domanda di prestiti bancari è rimasta invariata nel primo semestre; il saldo tra aumenti e riduzioni è sceso a 2 punti e dovrebbe azzerarsi nel secondo. Le condizioni di accesso sono stabili per il 77% delle aziende, ma il saldo tra chi le vede migliorare e chi peggiorare si è ristretto in tutte le classi dimensionali, soprattutto per l'andamento dei tassi. Tre imprese su quattro giudicano comunque la propria liquidità più che sufficiente.2
Gli investimenti tengono: oltre due terzi delle imprese hanno confermato i piani per il 2026 e per il 2027 il saldo tra chi prevede di spendere di più e chi di meno è di 9 punti, da 11. Più fiacche le costruzioni: la produzione è cresciuta ancora, ma il saldo, a 12 punti, si è dimezzato rispetto al 2025, e la quota di imprese edili che vede nel PNRR un effetto positivo sulle commesse pubbliche è scesa al 34%, dal 46%.2
Analisi Il sondaggio aiuta a leggere il dilemma della Bce. Da un lato i ricavi crescono e le imprese reggono; dall'altro i margini si assottigliano per l'energia e il credito ha smesso di migliorare, anche a causa dei tassi. Un ulteriore rialzo peserebbe proprio su questo secondo fronte.13
Fonti
- Sondaggio congiunturale sulle imprese industriali e dei servizi, 2026
- Sondaggio congiunturale sulle imprese industriali e dei servizi, 2026 (fascicolo)
- Monetary policy decisions, 29 ottobre 2026
I paragrafi segnati «Analisi» o «Scenario» sono interpretazioni della redazione, non fatti accertati.