Economia
Con l'energia che spinge l'inflazione al 4% nell'area euro e al 5,6% in Italia, la presidente della Bce rinvia ogni scelta alle proiezioni di dicembre. Panetta e Nagel sono più espliciti. E Lagarde spiega perché lascerà Francoforte nove mesi prima del previsto.
Nessun impegno, ma nemmeno rassicurazioni. Davanti a oltre 600 studenti riuniti giovedì 5 novembre in Piazza Affari, a Milano, per un incontro dell'Osservatorio for Independent Thinking nell'ambito del progetto di educazione finanziaria Young Factor, Christine Lagarde ha detto che la Banca centrale europea deciderà a dicembre se servirà un nuovo aumento dei tassi. Da qui ad allora, ha spiegato in dialogo con il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, arriveranno molti indicatori utili per capirlo, e il Consiglio direttivo aggiornerà le proprie proiezioni.
Quest'anno la Bce ha già alzato il costo del denaro due volte, di 25 punti base a giugno e di altri 25 a settembre. Il 29 ottobre si è fermata: il tasso sui depositi, quello che orienta il mercato, è rimasto al 2,50%, il rifinanziamento principale al 2,65% e il rifinanziamento marginale al 2,90%. Nel comunicato di quel giorno il Consiglio ha avvertito che i prezzi dell'energia continuano a salire, con rischi al rialzo per l'inflazione e al ribasso per la crescita, e ha ribadito che deciderà riunione per riunione, senza impegnarsi su un percorso prestabilito. Secondo Lagarde in quella sede si è discusso anche di un aumento, ma la scelta di aspettare è stata unanime.
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